In Breve
- Qual è la posizione di Assobibe sulla sugar tax?
- Assobibe chiede l'abolizione della sugar tax, sostenendo che penalizza il settore e blocca investimenti.
- Quali sono gli impatti previsti della sugar tax?
- Si prevede un aumento della pressione fiscale e una riduzione delle vendite del 16% annuo.
- Qual è l'impegno del settore per la salute pubblica?
- Il settore ha ridotto le vendite di bevande zuccherate del 27% e il contenuto di zucchero del 44% negli ultimi dieci anni.
Assobibe, l’associazione che rappresenta il settore delle bevande analcoliche in Italia, ha lanciato un appello per l’abolizione della sugar tax, sostenendo che questa tassa non solo penalizza la crescita del comparto, ma blocca anche investimenti cruciali e non modifica i trend di obesità e di consumo di zucchero.
Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, ha sottolineato che la sugar tax, introdotta nel 2019, è stata più volte annunciata e sospesa. È previsto che entri in vigore a gennaio, con i decreti attuativi già pronti. Secondo l’associazione, la tassa potrebbe bloccare investimenti per un valore di circa 1 miliardo di euro in macchinari, processi e innovazione, che le aziende stanno attualmente tenendo in attesa di sviluppi normativi.
Il settore delle bevande analcoliche occupa circa 84.000 persone e genera un valore di 5 miliardi di euro. Inoltre, il 64% dei soci di Assobibe è costituito da piccole e medie imprese. Negli ultimi cinque anni, le esportazioni del settore sono aumentate del 120%. Dall’inizio del 2026, il comparto ha registrato una crescita del 3,7%, trainata dai mesi estivi (+6,7%), un incremento attribuito principalmente al turismo e alle ondate di caldo.
In caso di entrata in vigore della sugar tax, Assobibe prevede un aumento medio del 28% della pressione fiscale per litro di soft drink e una riduzione dell’attività e delle vendite del 16% annuo nel biennio successivo, con oltre 5.000 posti di lavoro a rischio. L’incasso stimato dalla tassa è di 270 milioni di euro, mentre il minor gettito IVA è valutato in 265 milioni di euro.
Le imprese del settore segnalano che la misura arriva in un momento di forti aumenti dei costi energetici, delle materie prime e dei trasporti. Assobibe evidenzia anche l’impegno delle aziende per la salute pubblica: le vendite di bevande zuccherate sono calate del 27% negli ultimi dieci anni, mentre il contenuto di zucchero nelle bevande è stato ridotto del 44%. Il settore contribuisce solo all’1% delle calorie totali assunte in Italia e ha adottato protocolli con i ministeri della Salute, come il divieto di vendita nelle scuole e l’assenza di marketing rivolto a minori di 13 anni.
Per dimostrare l’inefficacia della sugar tax nel modificare i tassi di obesità e i consumi di zucchero, Assobibe cita dati di paesi che hanno adottato misure simili, dove l’obesità è continuata a crescere e in alcuni casi anche i consumi complessivi di zucchero. Alcuni Stati europei, come la Danimarca, hanno poi fatto marcia indietro su tali misure.
La posizione di Assobibe ha trovato supporto in Confindustria, nel mondo agricolo, nella grande distribuzione, nel commercio e nei sindacati. È previsto un convegno a Roma, al quale parteciperanno esponenti dei vari partiti, definito dal presidente come un’occasione per esporre le ragioni del settore con dati concreti.

